Recupero Somme e Perdite nei Rapporti Bancari
 
Hai perso denaro a causa di investimenti errati, contratti derivati, conti correnti affidati, finanziamenti, mutui e leasing?
 
Allora per il recupero delle somme lo Studio DePaoli è il tuo alleato migliore. Il nostro servizio è destinato ad imprese, investitori, risparmiatori o privati e finalizzato a trovare una soluzione definitiva, tecnica e legale, per recuperare le perdite ed i costi illegittimamente addebitati dalle banche.
 
Sono principalmente due le cause che determinano la perdita del capitale: poco controllo e scarsa conoscenza della materia da parte dell’investitore/risparmiatore e, soprattutto, politiche bancarie non sempre trasparenti.
 
Noi di Studio DePaoli siamo specializzati nella consulenza finanziaria e legale e, nel corso della nostra attività, abbiamo già recuperato svariate somme illecitamente richieste dagli istituti di credito o dalle società finanziarie.
 
Per avere una panoramica più ampia sul recupero degli interessi, e su come avanzare una contestazione bancaria, analizziamo tutti i contratti che possono essere contestati alle banche.
 
 
PERDITE DA INVESTIMENTI
 
Ogni banca d’Italia ha il dovere di mettere il cliente in condizione di scegliere l’investimento più adeguato, informandolo su tutti i rischi ed i pericoli e fornendo dati ed informazioni veritiere. Purtroppo gli intermediari non sempre sono così corretti e, anziché fare gli interessi del cliente, fanno quelli della banca stessa.
 
Quando ci sono delle perdite sugli investimenti quindi non sempre la colpa è del mercato, che magari ha avuto una piega imprevista rispetto a quanto preventivato, quanto piuttosto della banca che ha nascosto determinati pericoli agendo contro la normativa vigente. Queste sono solo alcune delle cause che possono determinare le perdite da un investimento e noi di Studio DePaoli possiamo approfondirle con uno studio di fattibilità gratuito e senza impegno.
 
Quando abbiamo riscontrato delle irregolarità quasi sempre abbiamo permesso ai nostri clienti di ottenere il rimborso parziale o totale delle perdite, attraverso un accordo negoziale, un contenzioso o un arbitrato Consob (ACF).
 
 
MUTUI FINANZIAMENTI E LEASING
 
È possibile recuperare gli interessi pagati su finanziamenti, mutui e leasing? Sì, se sono illegittimi.
Nel corso della nostra attività abbiamo avuto modo di esaminare svariati mutui e leasing e ben l’80% dei contratti analizzati presentava condizioni usuraie contestabili alla banca concedente.
 
Studio DePaoli si pone al fianco dei suoi clienti, sia aziende che privati, per contestare con estrema efficacia i contratti di mutuo e leasing che comprendono la presenza di tassi usurai e/o la presenza di altre anomalie di tipo finanziario o legale.
 
Ci avvaliamo della collaborazione di team di esperti in diritto finanziario e di consulenza legale che, lavorando in sinergia tra di loro, consentono di impostare una negoziazione tecnica con la banca controparte basata su risultati peritali. Le probabilità di ottenere risarcimenti degli oneri illegittimamente pagati in fase negoziale sono molto elevate.
 
In caso di mancato accordo, lo Studio DePaoli offre comunque ai suoi clienti la possibilità di avvalersi di legali convenzionati, che si differenziano per l’elevato livello di specializzazione nelle complesse materie bancarie e finanziarie.
 
Se dovesse essere confermata la presenza di tassi usurai in sede giudiziaria, la banca concedente è obbligata a:
  • restituire al cliente tutti gli interessi già pagati dall’inizio del contratto di mutuo o di leasing;
  • non addebitare ulteriori interessi a carico  del cliente fino all’estinzione del mutuo o del leasing (in tal caso quindi bisognerebbe pagare solo la quota capitale come previsto dalla Cassazione SS. UU. n. 350 del 2013).
Un piccolo approfondimento meritano poi i contratti di leasing. La recente sentenza 17803 del Tribunale di Firenze del 17 marzo 2021 rappresenta di fatto una vera svolta nel panorama giuridico, poiché ha consentito ad un’azienda di opporsi con successo al decreto ingiuntivo e così di evitare di pagare gli interessi specificati nel contratto.
 
Sotto giudizio sono finiti ben 4 contratti di leasing stipulati tra una società ed il proprio istituto di credito. Nell’aprile 2010 l’istituto aveva lamentato il mancato pagamento di alcune rate, per poi notificare il decreto ingiuntivo nei confronti del proprio creditore. In seguito a maggiori controlli del CTU è però emerso:
  • il mancato riscontro probatorio alla richiesta creditoria dell’istituto creditore che ha determinato l’accoglimento dell’opposizione e la revoca del decreto ingiuntivo;
  • la mancanza di certezza, liquidità ed esigibilità del credito azionato e la mancanza di prova dell’inadempimento del cliente;
  • in tutti i contratti analizzati è stato indicato solo il Tasso Nominale, in evidente contrasto con le disposizioni previste dalla normativa sulla Trasparenza che impongono l’indicazione di un Tasso Effettivo e con le norme contenute nell’art. 117 T.U.B.
Alla luce di tutto questo, il Tribunale si è espresso con parere favorevole, accogliendo l’opposizione dell’azienda cliente e revocando il decreto ingiuntivo opposto. Inoltre ha anche condannato l’istituto bancario a versare un risarcimento a favore della società.
 
 
INTERESSI ILLEGITTIMI NEI CONTI CORRENTI
 
Possono verificarsi perdite in seguito a casi di anatocismo o di usura bancaria sui conti correnti. Proprio per questo motivo effettuiamo delle perizie di anatocismo ed usura sui conti correnti bancari. Si verificano condizioni illegittime nei seguenti casi:
  • presenza di condizioni di tasso, oneri e costi non pattuiti contrattualmente. Se un’impresa dovesse avere la necessità di ricorrere ad un affidamento, dopo l’apertura di un conto bancario, va incontro ad interessi sulle somme utilizzate, chiamati interessi passivi. Tali interessi legittimi non possono però a loro volta produrre altri interessi. Gli interessi passivi infatti si calcolano solo una volta nel corso dell’anno, solitamente il 31 dicembre, ma vanno pagati non prima del 1° marzo dell’anno successivo. In pratica l’istituto bancario non può pretenderli prima di quella data. Se invece la banca pretende in maniera forzoso questo tipo di addebito, senza rispettare le tempistiche previste dalla normativa, ci troviamo dinanzi ad un comportamento illegittimo, contro il quale si può agire;
  • applicazione di interessi anatocistici. In ambito bancario l’anatocismo è una pratica molto diffusa e prevede l’applicazione di un regime di capitalizzazione composta dagli interessi debitori applicati ai clienti che, in pratica, genera interessi su interessi. Gli interessi e le altre competenze vengono capitalizzate, cioè sommate al capitale prestato, ad ogni chiusura trimestrale. I nuovi interessi vengono calcolati non solo sul capitale prestato, ma anche su interessi e competenze già liquidate, determinando così un ulteriore aumento del costo sostenuto dal correntista.
Il privato cittadino o l’azienda si ritroverà quindi a sostenere due volte lo stesso costo, situazione che determina perdite sostanziose. La legge vieta qualsiasi forma di produzione di interessi su interessi già dovuti alla banca. Da ricordare l’art. 1, comma 629, del 27 dicembre 2013, n. 147 che ha eliminato l’anatocismo bancario stabilendo che dal 1° gennaio 2014 il CICR è tenuto a prevedere che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”;
  • Commissioni di Massimo Scoperto/Commissioni di Istruttoria Veloce. Le banche sono solite applicare alla clientela CMS oppure commissioni ad esse assimilabili, senza però alcuna indicazione del criterio di calcolo, esercitando il diritto di addebitare importi commisurati al massimo utilizzo del periodo di riferimento, indipendentemente dalla quota di fido utilizzabile. A tal proposito la Giurisprudenza sostiene che la clausola che prevede la commissione di massimo scoperto, per essere valida, deve rivestire (in base all’art. 1346 c.c. e della disciplina vigente in materia di trasparenza bancaria) i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene imposto al cliente. Nello specifico la determinatezza o la determinabilità della clausola si configura quando, in essa, siano previsti sia il tasso della commissione sia i criteri di calcolo e la sua periodicità;
  • reato di usura (Lg. 108/96). Uno dei comportamenti sleali e maggiormente diffusi riguarda l’usura. Sono considerati interessi usurai tutte le “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e altre spese, escluse quelle per le imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito” (Art. 1 L. 108/96) superiori al limite determinato dall’Art. 2 della L. 108/96 (Tassi Soglia d’Usura). Per determinare l’usura si confronta il Tasso Effettivo Globale (TEG) con il Tasso Soglia, oltre il quale gli interessi si considerano sempre usurai;
  • perdite da derivati. Il problema dei contratti derivati molto spesso riguarda anche imprese e comuni. Questi strumenti bancari generano costi occulti che spesso sfuggono agli investitori.
 
A partire dagli anni ’90 molte delle banche italiane ed estere hanno proposto e venduto su larga scala contratti derivati di tipo “IRS” o “swap” con strutture molto complesse, tali da creare perdite importanti nei bilanci dei clienti che in alcuni casi ne hanno determinato addirittura il fallimento. Durante le nostre ricerche abbiamo evidenziato che diverse imprese sottoscrittrici di derivati classificati ufficialmente come “vanilla”, quindi venduti con l’obiettivo di “pura copertura”, non rispettavano i requisiti di legge ed i regolamenti in materia di trasparenza e buona condotta da parte dell’intermediario, facendo in modo che il contratto avesse natura speculativa.
 
Si tratta di vizi essenziali che comprendono: la mancata sottoscrizione del contratto quadro prima della stipula del derivato all’imputazione; costi occulti non dichiarati nel contratto; mancanza del debito sottostante di pari importo, di pari durata ed ammortamento; mancata rappresentazione del “mark to market” del derivato al momento della stipula.
 
La Delibera Consob n. 11522/1998, sostituita oggi dalla Delibera n. 16190/2007, stabilisce l’obbligo per gli intermediari di fornire ai clienti tutte le informazioni relative ai costi ed alle eventuali commissioni legate agli strumenti finanziari. Un obbligo che però è stato spesso disatteso in fase di vendita di molti strumenti finanziari, in particolare per quanto riguarda i contratti derivati.
 
La recente sentenza n. 21830/2021 della Prima Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, arrivata a distanza di un anno dalla precedente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite n. 8770/2020 che riguardava gli enti locali, conferma la tendenza positiva del panorama giuridico a beneficio degli investitori che hanno subito ingenti perdite illegittime per via dei derivati, ed inoltre afferma che la stipula di un contratto derivato deve necessariamente rispettare determinati criteri e parametri, altrimenti può essere considerato nullo.
 
Un contratto può essere considerato nullo quando si verificano le seguenti condizioni:
  • costi impliciti alla stipula. Un contratto IRS viene gravato da costi impliciti se, al momento della stipula, non ha un valore pari a zero, ma negativo per il cliente, senza che a fronte di questo elemento economico negativo sia stata prevista a favore del cliente una somma di pari importo in modo da riequilibrare il contratto stesso;
  • la mancata indicazione del metodo matematico utilizzato per il calcolo del “Mark to Market” (MTM). Benché il “Mark to Market” per definizione non può essere determinato con esattezza, poiché si tratta di valori attesi, deve essere almeno determinabile. Per questo motivo bisogna indicare la metodologia di calcolo poiché, in base alla formula utilizzata, anche gli importi generati possono presentare variazioni sensibili;
  • nozionale di riferimento non legato ad un indebitamento sottostante. Se non c’è alcuna correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie dello strumento finanziario derivato (importo di riferimento, parametro di indicizzazione delle cedole periodiche e periodicità dei pagamenti) e le caratteristiche tecnico-finanziarie del presunto debito oggetto della copertura (importo di riferimento, parametro di indicizzazione delle quote degli interessi e periodicità dei pagamenti), il contratto derivato allora non può avere una finalità di “copertura”, ma “meramente speculativa”;
  • mancanza di un contratto quadro validamente perfezionato. Questa circostanza integra la radicale nullità del predetto accordo, secondo l’art. 23 TUF, per difetto di forma scritta e, di conseguenza, di tutte le operazioni adottate nell’ambito dell’operatività dello stesso contratto;
  • Mifid e profilazione non adeguata. Nel momento in cui uno strumento finanziario, come un derivato IRS, non risulta adeguato, e cioè non conforme con le competenze patrimoniali, finanziarie e conoscitive del cliente, o nel momento in cui viene proposto da parte dell’intermediario, quando non è effettivamente possibile effettuare una valutazione corretta e completa e quindi l’IRS non corrisponde agli obiettivi di investimento dei clienti e non è economicamente sopportabile, si verifica un’inadempienza, volontaria o involontaria, da parte delle banca. Questa informazione deve essere sempre presente anche nel questionario obbligatorio che viene sottoposto in base alla direttiva Mifid (Markets in Financial Instruments Directive), ossia la direttiva europea a tutela degli investitori;
  • assenza della clausola di recesso (art. 30, C. 7, D.LGS. 58/1998). Abbiamo sviluppato avanzati modelli proprietari di pricing di strumenti derivati con l’apporto dei nostri esperti analisti quantitativi e strutturatori, grazie ai quali possiamo calcolare il prezzo e quindi per commissioni implicite per qualsiasi tipo di strumento derivato. In questo modo consentiamo alle aziende di estinguere i contratti derivati in essere a costo zero, evitando ulteriori perdite future ed eventualmente rinegoziando nuovi strumenti. Tutti i vizi precedentemente indicati rendono il contratto derivato annullabile e l’impresa può quindi estinguerlo ed ottenere il recupero delle somme perse nel corso degli anni.
 
PERDITE DETTATE DA TRADING
 
In questi ultimi tempi si sta diffondendo notevolmente la pratica del trading, al quale si stanno avvicinando sia investitori professionisti che meno esperti. Gli investimenti nel trading vengono effettuati tramite un intermediario, che può essere un istituto bancario o una piattaforma online.
 
Se un investitore ha patito perdite importanti in seguito ad operazione di trading, può indagare sull’origine stessa delle perdite, che possono essere state causate da condizioni avverse e sfortunate del mercato ma anche da comportamenti illeciti da parte della banca o della piattaforma di investimento.
 
Spesso purtroppo le banche intermediarie italiane concedono ai risparmiatori un’operatività senza alcun limite in titoli finanziari e senza curarsi realmente dei loro interessi. In questi casi gli intermediari vengono quindi meno agli obblighi informativi, di correttezza e trasparenza. Da considerare poi che le banche e le piattaforme online non sempre fanno corrette valutazioni sulle tipologie di investimento effettuate. È sempre necessario effettuare un controllo conforme alla normativa vigente, tenendo conto della conoscenza e dell’esperienza del cliente, alla situazione finanziaria ed agli obiettivi di investimento.
 
L’investitore deve quindi sapere che anche le piattaforme di trading online riconosciute hanno comunque l’obbligo di rispettare e attenersi ai doveri, sanciti per legge, relativi agli intermediari finanziari. L’intermediario finanziario, per valutare la bontà, l’opportunità e la compatibilità di determinati investimenti secondo il profilo di un investitore, deve raccogliere informazioni approfondite e specifiche sul cliente tra cui:
 
  • conoscenza ed esperienza in materia di investimenti. L’intermediario deve valutare quali servizi, operazioni e strumenti finanziari l’investitore ha già usato, qual è la loro natura, la dimensione e la frequenza delle operazioni finanziarie già compiute. Deve inoltre verificare il livello di istruzione e la professione svolta dall’investitore;
  • situazione finanziaria. L’intermediario deve conoscere la fonte e la consistenza del reddito e del patrimonio totale dell’investitore, eventuali impegni finanziari già assunti e la sua capacità di risparmio;
  • obiettivi di investimento. L’intermediario deve valutare la propensione al rischio dell’investitore, la sua disponibilità ad impegnare il capitale per un determinato orizzonte temporale e le finalità della strategia di investimento.
 
Senza questi dati e queste informazioni, l’intermediario non sarebbe in grado di verificare con estrema chiarezza l’appropriatezza e l’adeguatezza di una scelta di investimento, cioè la compatibilità di questo investimento con gli interessi e le caratteristiche di un risparmiatore.
 
Studio DePaoli, grazie ai suoi esperti di diritto bancario e diritto finanziario, è a completa disposizione di tutti gli investitori e risparmiatori che ritengono di aver subito perdite indebitamente e che vogliono immediatamente recuperarle, fornendo la sua assistenza legale e professionale.
 
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