Lo Studio DePaoli a Torino, Ivrea e con sedi e uffici in tutta Italia, offre assistenza e consulenza legale e finanziaria a quanti si trovano in difficoltà a onorare debiti o risolvere contenziosi di varia natura. Se desideri oppure sei costretto a opporti di fronte a un atto giudiziario, affidati all’esperienza dei nostri consulenti qualificati.

Cos’è il Decreto Ingiuntivo o Ingiunzione di Pagamento?

Il creditore può acquisire un titolo per agire rapidamente nei confronti del debitore, per ricevere quanto dovuto, tramite il decreto ingiuntivo. Con questo provvedimento il giudice competente, su richiesta del titolare che vanta un credito (certo, liquido, esigibile e fondato su prova scritta), intima al debitore di eseguire un’obbligazione entro un massimo di 40 giorni dalla notifica. Nello specifico il debitore può presentare un’opposizione all’atto giudiziario, altrimenti si procederà con l’esecuzione forzata (art. 645 c.p.c.).

Notifica del decreto ingiuntivo o ingiunzione di pagamento

Il creditore deve innanzitutto fornire una prova scritta del suo diritto al credito (fattura, contratto, assegno ecc.), dopodiché invia al tribunale una richiesta di condanna rivolta al debitore. In poche settimane il giudice emette il decreto ingiuntivo, col quale intima al debitore di pagare la somma dovuta, comprensiva di interessi e spese legali, entro un periodo massimo di 40 giorni. Una volta che il debitore ha ricevuto il decreto ingiuntivo, può seguire tre strade diverse:

• pagare il debito ed evitare il pignoramento;

• presentare opposizione entro 40 giorni e contestare la sussistenza o l’entità del debito;

• ignorare del tutto il decreto ingiuntivo che però, in tal caso, prende il valore di una sentenza definitiva.

Come difendersi e presentare Opposizione contro il decreto ingiuntivo?

Trascorsi i 40 giorni previsti non è più possibile presentare l’opposizione al decreto ingiuntivo. Se però si decide di presentare l’opposizione, viene bloccata l’esecutività allo scadere dei 40 giorni. In tal caso si avvia l’accertamento del credito tramite un processo civile, oppure si cerca un accordo con il creditore, magari chiedendo una rateizzazione del debito o un saldo e stralcio. La presentazione dell’opposizione del decreto ingiuntivo (art. 638 c.p.c.) richiede l’intervento di un avvocato esperto in diritto bancario, che ha il compito di notificare la citazione al creditore entro le tempistiche previste dalle legge. Dopo la presentazione dell’opposizione, non c’è il rischio di pignoramento per il debitore almeno fino alla prima udienza. Una situazione del genere è piuttosto delicata e non va assolutamente ignorata. I debitori possono infatti avere diversi beni aggredibili, o comunque messi in condizione di pagare a tutti i costi ed in tempi brevi. Inoltre i debiti finanziari non si estinguono mai e comunque c’è sempre il rischio di pignoramenti di crediti futuri. In casi come questi è di fondamentale importanza avvalersi del supporto di un team di professionisti esperti e specializzati, come lo Studio DePaoli a Torino, sempre pronto a scendere in campo al fianco del cliente per trovare la soluzione più indolore per tutti.

Cos’è l’Atto di Precetto?

L’atto di precetto rappresenta un’intimazione di pagamento che determina l’inizio dell’esecuzione forzata e può essere notificata dopo che il creditore ha ottenuto un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo, una sentenza, una cambiale o un assegno. Come stabilito dall’art. 480 del codice di procedura civile il creditore con l’atto di precetto intima al debitore il pagamento di quanto dovuto entro e non oltre 10 giorni. In pratica l’atto di precetto è l’ultimo passaggio, obbligatorio, prima dell’esecuzione forzata. Il debitore riceve prima altri avvertimenti come avvisi di messe in mora, raccomandate, ordini di pagamento o solleciti stragiudiziali che attestano il mancato pagamento di diverse rate. L’atto di precetto, oltre alla somma dovuta, comprende anche tutti gli interessi maturati e le spese legali che ha dovuto sostenere il creditore dopo l’emissione del titolo esecutivo. Se si tratta di prestiti l’ultima ingiunzione prevista è il pignoramento del bene sotto contratto. Se questo non è sufficiente si procede al pignoramento del conto corrente, anche totale, indipendentemente dalla somma dovuta.

Come effettuare l’Opposizione all’atto di precetto?

Come in qualsiasi opposizione all’atto giudiziario, è possibile opporsi all’atto di precetto o presentare ricorso. Si tratta di azioni particolarmente complesse che non possono essere effettuate in autonomia, ma serve la consulenza e l’assistenza di un avvocato esperto. Studio DePaoli a Torino è il partner ideale in circostanze del genere e più volte ha affrontato con successo controversie legali di questo tipo. Fondamentalmente esistono due modalità per opporsi:

• l’opposizione all’esecuzione, durante la quale vengono “smontate” le prove che attestano il mancato pagamento delle rate;

• l’opposizione all’atto esecutivo, finalizzata a trovare vizi di forma e processuali.

Come richiedere l’opposizione?L’opposizione al precetto si può presentare indipendentemente che l’esecuzione sia iniziata o meno. Nel caso in cui l’esecuzione sia già iniziata, è necessario presentare ricorso e poi il giudice incaricato dell’esecuzione si occupa anche dell’opposizione. Se invece il ricorso viene presentato prima dell’esecuzione, bisogna chiamare in causa anche la parte creditrice. Per cifre non superiori a 5.000 euro la causa viene affidata ad un giudice di pace; per cifre superiori la competenza passa al tribunale. Durante l’opposizione generalmente l’atto viene sospeso.

Cosa fare quando si riceve un atto di precetto? L’atto di precetto è una bella “gatta da pelare” e quindi non va assolutamente ignorata, anche perché darebbe forza e legittimerebbe l’azione giudiziaria del creditore, soprattutto se si tratta di un ente pubblico o un istituto di credito. La cosa migliore da fare è contattare quanto prima un avvocato esperto in diritto bancario che mastichi della materia, capace di trovare il giusto compresso o l’alternativa più indicata.

Cos’è l’Atto di Pignoramento?

Quando un creditore vuole recuperare le somme dovute in modo coercitivo può ricorrere all’atto di pignoramento. Se hai richiesto un mutuo e sono sopraggiunte delle criticità che ti hanno impedito di restituirlo secondo le modalità e le tempistiche concordate, il creditore può avviare un’azione legale che spesso si conclude con l’atto di pignoramento. Secondo l’art. 492 c.p.c. il pignoramento è quindi definito come un’azione giudiziaria, intrapresa dal creditore, per ottenere quanto dovuto tramite l’espropriazione dei beni del debitore insolvente. Tra questi possono rientrare indistintamente beni mobili, immobili, denaro sul conto corrente, pensioni, stipendi o altri crediti.

Come funziona l’Opposizione all’atto di pignoramento?

Innanzitutto è opportuno sapere che il debitore può tutelarsi presentando un’opposizione all’atto giudiziario di pignoramento. L’obiettivo è ottenere la sospensione del pignoramento e dell’esecuzione forzata. Le modalità di opposizione sono principalmente due. Se l’esecuzione forzata non è ancora iniziata, il debitore può richiedere la sospensione dell’efficacia del titolo esecutivo mettendo in dubbio la validità stessa del provvedimento. Le modalità di richiesta dipendono dalla tipologia di titolo esecutivo. Non bisogna quindi perdere tempo prezioso ed è consigliabile rivolgersi ad esperti del settore per intervenire in maniera tempestiva. Nel caso in cui l’esecuzione forzata è già stata avviata, allora si può sospendere la procedura solo se il giudice dell’esecuzione emana uno specifico provvedimento. La cosa migliore sarebbe trovare una transazione con il creditore che soddisfi entrambe le parti. Tieni a mente che comunque il giudice dell’esecuzione può sospendere il procedimento una sola volta dopo essersi confrontato con le due parti per un periodo massimo di 24 mesi. Il giudice prende una decisione in tempi rapidi, solitamente entro 10 giorni dal deposito della richiesta.

C’è anche un’altra opzione: il giudice può concedere la sospensione del pignoramento anche dopo il deposito, da parte del debitore, di un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, se sussistono motivi sufficienti che giustificano la richiesta di sospensione. Tali motivi possono essere di natura processuale o riferirsi ad una possibile insussistenza delle pretese avanzate dal creditore. In questi casi il pignoramento viene bloccato e non può essere portato a termine alcun atto esecutivo, a meno che il giudice dell’esecuzione non disponga diversamente.

La legge offre comunque una tutela ai debitori in difficoltà sotto forma di strumenti di protezione del patrimonio opponibile ai creditori, come il conferimento dei beni ad un trust o un fondo patrimoniale. Il pignoramento può comunque essere avviato solo dopo la notifica di un atto di precetto ed al termine delle tempistiche previste per il suo adempimento spontaneo, mai inferiore a 10 giorni.

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