Le persone che hanno contratto dei debiti hanno la legittima aspirazione ad estinguerli. Possono verificarsi però imprevisti o determinate condizioni che rendono impossibile la restituzione dei debiti. In questi casi il debitore può fare ricorso alla Legge 3/2012 o comunemente chiamata legge salvasuicidi che regolamenta la cosiddetta crisi da sovraindebitamento delle persone o imprese e liberi professionisti che non possono accedere alla legge fallimentare.

In particolare la Legge 3/2012 prevede tre diverse procedure:

• Piano del Consumatore

• Accordo con i Creditori

• Liquidazione del Patrimonio

Ogni procedura ha modalità, tempistiche e dinamiche diverse che vanno adattate e plasmate secondo le diverse esigenze e le situazioni contingenti. Gli elementi da considerare sono fondamentalmente tre: capacità reddituale, patrimonio ed ammontare complessivo dei debiti. Per individuare la procedura più adeguata per un consolidamento debiti ed ottenere un parere favorevole del Tribunale è necessario affidarsi ad esperti e professionisti del settore che conoscano perfettamente la materia, come lo Studio DePaoli a Torino con uffici e sedi in tutta Italia. L’accesso ad una delle tre procedure può essere negata al debitore, pur avendo tutti i requisiti richiesti, per semplici errori procedurali dettati dall’inesperienza o dalla scarsa conoscenza della materia.

Lo Studio DePaoli a Torino e Ivrea invece ha maturato una lunga esperienza nell'istruttoria e presentazione istanza della Legge 3 del 2012 e sa perfettamente come muoversi, senza lasciare nulla al caso. Il primo passo da fare è raccogliere tutta la documentazione necessaria con la massima meticolosità ed attenzione.

Analizziamo di seguito come funzionano le tre procedure, allegando alcuni casi pratici risolti positivamente per avere una panoramica più ampia.

1. Piano del Consumatore

Il Piano del Consumatore è sicuramente la procedura più veloce. Per essere avviata ha bisogno esclusivamente del parere favorevole da parte del giudice, anche senza l’approvazione dei creditori. Può usufruirne il consumatore, cioè la persona fisica che ha contratto dei debiti al di fuori della sua attività lavorativa, come ad esempio l’acquisto di un immobile. La prima cosa da fare è presentare al giudice un piano economico finanziario sostenibile, che deve essere redatto con l’ausilio di un OCC, cioè un Organismo di Composizione della Crisi. Il giudice, una volta ottenuta la proposta, ha sei mesi di tempo per omologarla, dopodiché il piano viene approvato. Durante questi sei mesi deve verificare che:

• il piano sia effettivamente sostenibile;

• venga garantito il pagamento dei crediti impignorabili;

• venga risolta ogni contestazione sul totale dei crediti;

• il consumatore sia una persona credibile ed affidabile, quindi non deve provare a frodare i creditori né aver determinato volontariamente il sovraindebitamento.

Non esistono tempi standard per il rientro del debito, ma vengono stabiliti di volta in volta in base ai diversi casi. Sono stati omologati piani di 5 anni ed altri di 20 anni e addirittura oltre, tenendo conto della situazione del debitore ed ovviamente delle ragioni dei creditori. Un caso emblematico è quello sottoposto all’attenzione del Tribunale di Torino. Due coniugi sovraindebitati erano ricorsi al Piano del Consumatore proponendo: il pagamento integrale dei creditori ipotecari e privilegiati entro 9 mesi; il pagamento del 78,74% dei creditori chirografari con versamenti a rate entro 8 anni e 6 mesi.

Non c’è stata alcuna opposizione da parte dei creditori, quindi il Tribunale di Torino ha approvato il piano presentato non essendoci ulteriori impedimenti.

2. Accordo con i Creditori

L’ACC (Accordo di Composizione della Crisi) è una sorta di “mini concordato” e richiede innanzitutto la valutazione positiva di almeno il 60% dei creditori. Viene applicato quando il debitore ha un reddito sufficiente o beni che gli permettono di trovare un accordo con i creditori. Tale accordo consente di salvaguardare alcuni beni di grande valore, come ad esempio la casa. Il debitore si impegna a versare una quota mensile, stabilita direttamente dal giudice oppure concordata con i creditori, secondo le sue possibilità economiche. Questo accordo risulta più complesso e richiede la supervisione di una persona esperta in grado di valutare la fattibilità della procedura e la convenienza. Sono richiesti i seguenti requisiti:

• presentazione di un piano economico finanziario sostenibile con modalità e scadenze precise per il pagamento dei debiti e l’eventuale cessione di crediti futuri;

• garanzia di pagamento per i crediti impignorabili;

• possibile moratoria di un anno per tutti i crediti dotati di privilegio, pegno o ipoteca;

• patrimonio affidato ad un gestore, cioè un professionista nominato direttamente dal giudice;

• accordo con i creditori per non perdere la casa.

Anche in questo caso è possibile prendere come esempio un episodio legato ad una donna di Ivrea, che è riuscita a salvare la casa proprio grazie all’Accordo con i Creditori. Decisivo è stato il contributo dei familiari, che hanno versato a nome della donna le quote mensili concordate per tutta la durata della procedura, ossia 4 anni.

3. Liquidazione del Patrimonio

Se il debitore non ha la possibilità di accedere ad una delle due procedure sopraindicate, l’ultima soluzione è la Liquidazione del Patrimonio, come avviene generalmente per le attività in fallimento. Il debitore mette a disposizione tutti i beni in suo possesso, come un immobile, una casa o una parte del reddito. Per un tot di anni è tenuto a pagare una quota mensile stabilita dal giudice. Completata la procedura vengono estinti tutti i debiti, poiché il debitore non potrà comunque ripagarli neanche in futuro. Per accedere a questa procedura è richiesta la domanda del solo debitore, che mette a disposizione tutto il suo patrimonio fatta eccezione per i beni espressamente esclusi.

Possono accedere alla Liquidazione del Patrimonio i soggetti sovraindebitati, quindi persone fisiche, consumatori, aziende, imprese e professionisti non soggetti a fallimento. Non è richiesto il patrimonio o un reddito esiguo. Ecco gli step necessari:

• il debitore presenta la sua istanza di nomina dell’Organismo di Composizione della Crisi o del Professionista, dopodiché deposita il ricorso presso il Tribunale per l’avvio della procedura;

• il giudice verifica l’ammissibilità della domanda, la presenza di tutti i requisiti richiesti, la completezza della documentazione e l’assenza di atti in frode ai creditori;

• apertura del processo di Liquidazione del Patrimonio.

A questo punto si procede al Decreto di apertura di liquidazione, che prevede innanzitutto la definizione del programma comprensivo di inventario, ricezione delle domande di partecipazione, progetti di riparto, liquidazione dei beni e dei crediti e riparto finale. La procedura si dichiara conclusa dopo 4 anni con l’approvazione del conto di gestione. Si avvia il procedimento di esdebitazione, ossia l’estinzione totale del debito rimanente.

Analizziamo un precedente che si è avvalso proprio della Liquidazione del Patrimonio. Il protagonista è un imprenditore di Biella, che aveva accumulato un debito pari a 490.000 euro, e che fino a qualche anno prima aveva un’attività. L’ex imprenditore, in società di capitali, aveva contratto una serie di debiti importanti collegati soprattutto a finanziamenti bancari per i quali si era costituito come fideiussore. A questi debiti se ne sono aggiunti altri contratti nei confronti dei fornitori, verso i quali si era fatto garante personalmente. Il debitore ha fatto quanto in suo potere per ripagare i suoi fornitori, infatti dopo la chiusura della sua attività si è impegnato ad onorare i suoi debiti di tasca sua. Nonostante i suoi buoni propositi, non è riuscito a mantenere il suo impegno anche a causa di un reddito non sufficiente. I creditori quindi hanno avviato azioni giudiziarie colpendo il suo conto corrente e la retribuzione. La Legge 3/2012 però blocca le azioni esecutive ed i pignoramenti. Quando viene pignorato il conto corrente, il debitore deve immediatamente aprirne un altro per consentire al datore di lavoro di versargli lo stipendio, ma c’è sempre il rischio che anche il nuovo venga sottoposto al pignoramento. In caso di risoluzione del rapporto lavorativo, il debitore non può neanche beneficiare interamente del TFR se c’è un’azione esecutiva sulla retribuzione. Facile immaginare che una situazione del genere provoca ansia e preoccupazioni, incidendo negativamente sulla serenità e sulla vita privata.

È esattamente quello che è successo all’ex imprenditore di Biella che poteva contare solo sulla sua retribuzione come introito, non avendo né immobili né auto. Considerando la situazione particolarmente critica del debitore, la Liquidazione del Patrimonio è risultata l’unica procedura possibile. In conclusione la sentenza, ai sensi dell’art. 14 ter, ha stabilito che il debitore dovesse versare ai creditori una quota della sua retribuzione, preservando la cifra necessaria almeno a provvedere ai bisogni ed al sostentamento della sua famiglia. Considerando che aveva uno stipendio da 1.500 euro mensili, la sentenza ha stabilito che venissero versati 500 euro mensili per 4 anni ai creditori, mentre il debitore avrebbe potuto disporre della cifra di 1.000 euro. La sentenza ha inoltre previsto il blocco delle azioni esecutive, essendo stata attuata l’unica procedura possibile per consentire ai creditori di rientrare almeno di una parte del credito vantato. Lo stesso giudice ha infine ordinato la cancellazione della trascrizione del pignoramento e delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione e di qualsiasi altro vincolo.

Per individuare la procedura più idonea secondo le proprie necessità è quindi fondamentale conoscere in maniera ampia e profonda la Legge 3/2012, il punto di partenza per intraprendere la strada migliore. Qualunque sia la tua situazione lo Studio DePaoli a Torino, Ivrea e con uffici e sedi in tutta Italia è pronto a scendere al tuo fianco per combattere insieme la tua battaglia e trovare la soluzione più indicata, aiutandoti a ritrovare la serenità perduta e guardare con rinnovato ottimismo verso il futuro.

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