Sovraindebitamento ad Ivrea: così abbiamo sanato un debito da 160.000 euro. Lo Studio DePaoli si pone come obiettivo quello di aiutare le persone che, per vari motivi, possono trovarsi in gravi crisi finanziaria. Quando riusciamo a tirare fuori i nostri clienti da situazioni molto complesse e restituire loro una vita serena, possiamo ritenerci soddisfatti.

Proprio per questo motivo vogliamo raccontarvi della storia di Giovanna, una nostra cliente di Ivrea che è riuscita a liberarsi dei debiti grazie alla liquidazione del patrimonio ex-Legge 3/2012.

Anche le persone con un lavoro solido possono trovarsi in casi di sovraindebitamento per una serie di circostanze sfortunate. È il caso di Giovanna, ex dipendente pubblico di Ivrea ed oggi in pensione, che negli anni ha accumulato un debito di 160.000 euro.

La storia di Giovanna

Giovanna ha lavorato come dipendente pubblico con uno stipendio non particolarmente elevato, ma sufficiente a garantirgli una vita dignitosa. Attualmente prende una pensione modesta, che non le ha consentito di fronteggiare le spese quotidiane a causa dei debiti.

Giovanna, subito dopo aver trovato lavoro come dipendente pubblico, si è sposata. I primi anni di matrimonio sono stati felici e sono arrivati anche dei figli. Per far fronte alle spese dell’affitto ed alle esigenze dei bambini piccoli, ha fatto ricorso a diversi finanziamenti sotto forma di cessione del quinto.

Pian piano sono iniziate le prime incomprensioni con il marito e Giovanna ha dovuto far fronte ad una serie di spese tra avvocati e psicologi, ricorrendo ad altri prestiti. Poi è arrivata la separazione.

Durante il matrimonio i finanziamenti erano rimborsati in parte con l’aiuto economico del marito, che dopo la separazione ha smesso di contribuire, benché i prestiti fossero stati accesi per le esigenze della famiglia.

Il mutuo per una nuova casa ed i problemi di salute

Dopo la separazione Giovanna ha deciso di acquistare casa, accendendo così un mutuo ipotecario, che però è riuscita a pagare solo per qualche anno. Trovandosi da sola, ha dovuto acquistare l’intero arredo, poiché quello precedente è andato al marito.

Come se non bastasse sono sopraggiunti problemi di salute, che hanno costretto Giovanna ad affrontare spese importanti per visite specialistiche. A causa delle lunghe attese del servizio pubblico, ha dovuto far ricorso alle costose visite private, situazione che ha aggravato ulteriormente il suo equilibrio finanziario.

Quando è andata in pensione, il reddito è diminuito ulteriormente. Giovanna non è più riuscita a versare le rate del mutuo né quelle degli altri finanziamenti. La sua situazione debitoria è arrivata a 160.000 euro, di cui solo 6.500 riconducibili a tributi non versati, e la restante somma costituita interamente da finanziamenti non rimborsati.

Le soluzioni adattate da Giovanna: la carta revolving

Dopo la separazione Giovanna ha chiesto dei prestiti chirografari, cioè con garanzia diretta, senza ipoteca e con importanti contenuti da rimborsare mensilmente. Per far fronte alle spese ha pensato di ricorrere ad una carta revolving.

Si tratta di una carta di credito che consente al titolare di effettuare un pagamento dilazionato delle spese effettuate ed il rimborso tramite rate mensili. Funge sia da carta di credito che da finanziamento, da usare per fare acquisti presso i rivenditori o prelevare denaro contante.

Ogni volta che si utilizza diminuisce il credito a disposizione, che si ricostituisce tramite il rimborso delle rate mensili. In pratica ogni volta che tramite il pagamento delle rate viene restituita la somma usata, questa può essere spesa con la carta. Da qui deriva il nome revolving.

All’apparenza può sembra una soluzione vantaggiosa, ma in realtà gli interessi continuano a maturare anche sulle piccole somme già usate. Col passar del tempo diventa quindi complicato distinguere tra le somme usate per pagare il finanziamento e le somme usate per i pagamenti con la carta. Capita spesso che le persone non sono più in grado di rimborsare questo tipo di prestito.

Altra soluzione illusoria: il prestito di consolidamento

Per avere un minimo di liquidità molte persone accendono un nuovo prestito per estinguere quello precedente. È esattamente quello che ha fatto Giovanna.

Questa soluzione, chiamata prestito di consolidamento, consente di ottenere un unico e nuovo finanziamento che di fatti estingue tutti i precedenti debiti. Garantisce i seguenti vantaggi:

  • riduzione del costo totale dell’indebitamento;
  • rata mensile unica e spesso di importo più basso;
  • tassi di interesse più favorevoli;
  • più tempo a disposizione per rimborsare il finanziamento.

Tuttavia questa soluzione dà solo l’illusione di risolvere i debiti pregressi e di estinguerli. Le rate, anche se più basse, infatti persistono ed anche per un periodo maggiore. Il debito accumulato quindi non viene effettivamente estinto e quindi il prestito di consolidamento non sembra essere la soluzione migliore per uscire dai debiti.

La soluzione vincente individuata dallo Studio DePaoli per risolvere il sovraindebitamento di Giovanna

Giovanna, quando ha capito di non poter più ripagare i suoi debiti, ha deciso di rivolgersi a noi di Studio DePaoli. Dopo il primo contatto abbiamo organizzato con Giovanna un incontro gratuito per capire se il suo caso fosse risolvibile con la Legge 3/2012. Abbiamo quindi raccolto tutta la documentazione per presentare la sua richiesta al Tribunale di Ivrea.

Il Giudice ha accolto il ricorso depositato ai sensi dell’art. 14 ter Legge 3/2012 e ha poi aperto la liquidazione del patrimonio, tenendo presente le spese mensili a carico di Giovanna per il suo sostentamento e per quello della famiglia.

Oggi Giovanna deve pagare una somma mensile contenuta, che gli consente di avere una disponibilità di 1.000 euro al mese, che verrà detratta dal suo attuale reddito.

La liquidazione dei beni è una procedura che può essere adottata anche dalle persone fisiche: dai semplici consumatori ai professionisti fino alle piccole imprese non soggette a fallimento. In generale ne possono beneficiare tutte le persone che si trovano in una condizione di sovraindebitamento, salve le condizioni di inammissibilità indicate all’art. 7 comma II° lett. a) e b) della legge 3/2012.

La liquidazione è una soluzione vantaggiosa per gli stessi creditori che, in caso contrario, non vedrebbero soddisfatti i loro diritti tramite azioni esecutive individuali, senza beni da aggredire. Al contrario l’apertura di una procedura di liquidazione potrebbe garantire una migliore soddisfazione dei creditori, in virtù degli eventuali beni sopravvenuti o delle azioni recuperatorie che può individuare il liquidatore.

Grazie a questa soluzione oggi Giovanna ha recuperato la sua serenità e può pagare i creditori nei limiti delle sue capacità. Al termine del processo di liquidazione del patrimonio otterrà la totale esdebitazione, cioè la cancellazione di tutti i debiti che non è riuscita a pagare durante il tempo in cui resterà attiva la procedura.

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